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Ninne nanne e filastrocche

Filastrocche italiane tradizionali: testi di pubblico dominio

Pubblicato il . Aggiornato il . 6 minuti di lettura

In breve

Le filastrocche italiane tradizionali più note, come Ambarabà ciccì coccò, Anghingò, Cavallino arrì arrò, Trenta giorni ha novembre, Ponte ponente ponte pì e Giro giro tondo, sono anonime e di pubblico dominio. Si tramandano a voce e quindi esistono in molte versioni. Alcune hanno origini lontane: Ponte ponente ponte pì viene da una filastrocca francese e Trenta giorni ha novembre ha un antenato latino stampato nel 1488.

Le filastrocche italiane tradizionali sono anonime, si tramandano a voce e per questo sono di pubblico dominio: si possono copiare, stampare e recitare senza chiedere il permesso a nessuno. Qui ho messo in fila sei delle più conosciute, con un testo verificato e la loro storia, quando si sa. Due avvertenze. La prima: di ogni filastrocca esistono tante versioni, e quella di casa tua può essere diversa da questa senza essere sbagliata. La seconda: sono un calendario e non un manuale, quindi parlo di parole e di giochi, non di che cosa fanno bene a chi le ascolta.

Ambarabà ciccì coccò

È una delle conte più famose, di quelle che si usano per decidere chi sta sotto. Il testo più citato è quello riportato dal filologo Cesare Segre in un articolo del 1970:

Ambarabà ciccì coccò
tre civette sul comò
che facevano l'amore
con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò...
ambarabà ciccì coccò.

Le versioni cambiano soprattutto negli animali: al posto delle civette ci sono galline o scimmiette. L'inizio, invece, resta sempre uguale. E non vuol dire niente.

O meglio, oggi non vuol dire niente. Il linguista Vermondo Brugnatelli ha proposto un'ipotesi affascinante: "ciccì coccò" potrebbe venire da due parole latine, quidquid e quodquod, e tutto l'attacco da una formula di conta latina che suonava più o meno hanc para ab hac quidquid quodquod. Il senso sarebbe qualcosa come "ripara questa mano da quest'altra", adatto a una conta in cui una mano passa in rassegna i giocatori. Lo stesso Brugnatelli la presenta come un'ipotesi, e così va presa.

Alla filastrocca Umberto Eco ha dedicato un saggio scherzoso, nel Secondo diario minimo del 1992, in cui la analizza come se fosse l'espressione di una cultura aliena. Il che dice molto sulla filastrocca, e anche su Eco.

Anghingò

Altra conta, altra parola misteriosa in apertura. Una delle versioni più lunghe fa così:

Anghingò
tre galline e tre capò
dove andavano non lo so.
Forse andavano al mercato
a comprare il pan pepato,
forse andavano nell'orto
a beccare un porro storto,
forse andavano in città
a studiar che cento bugie
non fanno una verità.
Uno due e tre,
sotto proprio te.

Anche per "anghingò" Brugnatelli ha azzardato una radice latina, in una nota dello stesso studio: l'attacco an ghin gon potrebbe risalire a pronomi come hanc e hinc.

Cavallino arrì arrò

Questa si recita facendo saltellare il bambino sulle ginocchia, a imitare il passo del cavallo. È attestata almeno dalla seconda metà dell'Ottocento: la registra il Novo dizionario universale della lingua italiana di Policarpo Petrocchi, uscito tra il 1887 e il 1891. L'attacco più comune è questo:

Cavallino arrì arrò,
per la biada che ti do,
per i ferri che ti metto...

Da qui in poi la strada cambia da paese a paese, e ogni versione manda il cavallino in un posto diverso. In Toscana c'è chi comincia con "Cavallì cicciricciò", nel Sud il cavallino diventa spesso un cavalluccio. "Arri", del resto, è la voce con cui da secoli si incitano gli animali da tiro.

Trenta giorni ha novembre

La filastrocca più utile del mondo, quella che serve a ricordare quanti giorni ha ogni mese. Ne esistono due versioni quasi identiche, tutte e due in ottonari:

Trenta dì conta novembre
con april, giugno e settembre,
di ventotto ce n'è uno,
tutti gli altri ne han trentuno.

L'altra comincia con "Trenta giorni ha novembre". Ha un antenato illustre: una versione latina con lo stesso elenco di mesi compare già in un manuale di computo del calendario stampato a Strasburgo nel 1488. Come calendario, ammetto che questa mi sta simpatica. Io però di mesi non ne ho: conto i giorni, da 1 a 365.

Ponte ponente ponte pì

Altra conta, altro mistero, questa volta risolto. Una delle versioni che circolano dice:

Ponte ponente ponte pì
tappetà Perugia,
ponte ponente ponte pì
tappetà perì.

Perugia non c'entra niente. La conta viene da una filastrocca francese, Pomme de reinette et pomme d'api, in cui una venditrice di frutta al mercato decanta due varietà di mele. Passando di bocca in bocca, le mele francesi sono diventate ponti, ponenti e una città umbra. Un bell'esempio di come lavora la tradizione orale: non si ferma davanti a niente, nemmeno al senso.

Giro giro tondo

Ci si prende per mano, si gira in cerchio e all'ultimo verso si va giù. La versione più nota è questa:

Giro giro tondo,
casca il mondo,
casca la terra,
tutti giù per terra.
Foglio del Giorno 240 del Calendario del Primo Anno: Tutti in cerchio
Il quiz del Giorno 240 del Calendario del Primo Anno, "Tutti in cerchio": "Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra...", come finisce? Le quattro risposte possibili sono tutti su in cielo, tutti a far la nanna, tutti dentro al mare e tutti giù per terra.

Le sue origini sono sconosciute. Si sente spesso dire che parli della peste, ma è una storia che riguarda soprattutto la cugina inglese, Ring a Ring o' Roses, e gli studiosi di folklore la considerano infondata: è una spiegazione diffusa solo dal secondo dopoguerra. Ne ho parlato più a lungo nell'articolo sulle ninne nanne italiane, dove ci sono anche Stella stellina e Fate la nanna coscine di pollo.

Perché cambiano sempre

Una filastrocca è fatta di ritmo, rime e suoni che si ripetono. È questo che la fa ricordare, ed è questo che la fa cambiare: chi la recita tiene il ritmo e aggiusta le parole. Così le civette diventano galline, le mele francesi diventano Perugia, il cavallino cambia strada a ogni paese. Lo stesso succede con le ninne nanne: lo racconto nell'articolo su Ninna nanna, ninna oh e le sue varianti.

Quindi, se a casa tua si dice "tre civette sul comò" e da tua cognata "tre galline", nessuno sta sbagliando. State solo continuando una tradizione che va avanti da molto prima di voi. Se poi ti viene voglia di confrontare le filastrocche di casa con quelle di altri paesi, il giro delle usanze per la nascita nel mondo è un buon punto di partenza.

Le filastrocche di casa vostra

Le versioni di famiglia sono le prime a perdersi. Tra qualche anno qualcuno ti chiederà come faceva quella del cavallino che diceva il nonno, e non te la ricorderai più. Scriverle costa poco: un quaderno, il retro di una foto, un foglio da tenere. Nel Calendario del Primo Anno ce n'è uno apposta, "Le canzoni di casa", tra i 63 fogli da compilare: come sono fatti gli altri lo trovi nella scheda del Calendario del Primo Anno.

Domande frequenti

Quali sono le filastrocche italiane tradizionali più conosciute?

Tra le più note ci sono Ambarabà ciccì coccò, Anghingò, Cavallino arrì arrò, Trenta giorni ha novembre, Ponte ponente ponte pì e Giro giro tondo. Sono tutte anonime e tramandate a voce.

Le filastrocche tradizionali sono di pubblico dominio?

Sì, i testi tradizionali anonimi sono di pubblico dominio e si possono copiare e stampare. Gli arrangiamenti, le registrazioni e le illustrazioni recenti invece hanno i loro diritti.

Che cosa vuol dire ambarabà ciccì coccò?

Oggi niente. Il linguista Vermondo Brugnatelli ha proposto che l'inizio derivi da una formula latina di conta, qualcosa come hanc para ab hac quidquid quodquod. Resta un'ipotesi.

Da dove viene Ponte ponente ponte pì?

Da una filastrocca francese, Pomme de reinette et pomme d'api, cantata da una venditrice di mele. Passando di bocca in bocca le parole francesi si sono trasformate in suoni italiani senza senso.

Perché le filastrocche hanno tante versioni diverse?

Perché si tramandano a voce. Ogni famiglia, paese o cortile di scuola cambia una parola, aggiunge un verso, sposta il finale. Nessuna versione è più giusta delle altre.

Questo blog parla di regali, auguri e ricordi. Non dà consigli medici né di accudimento: per quelli ci sono il pediatra e le persone che seguono la famiglia.

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