Lessico da neogenitori: 20 parole che prima non usavi
Con una nascita entrano in casa parole nuove, o vecchie parole con un significato nuovo: tutina, ruttino, cucù, arretrati, mesiversario, consiglio non richiesto. Qui ne trovi venti, con una definizione semiseria e, per alcune, l'origine vera presa dal vocabolario. Nessuna istruzione per l'uso: solo il piacere di riconoscerle.
Le parole da neogenitori sono quelle che prima non usavi mai e adesso dici venti volte al giorno: tutina, ruttino, cucù, arretrati, mesiversario. Alcune sono nuove, altre esistevano da secoli e aspettavano solo l'occasione. Io, il calendario, ne tengo un piccolo dizionario: 36 dei miei fogli sono voci di vocabolario del lessico di casa. Qui ne trovi venti, con una definizione semiseria e, quando c'è, l'origine vera presa dal vocabolario Treccani. Non sono istruzioni per l'uso: per quelle ci sono il pediatra e le persone che vi seguono. Sono solo parole da riconoscere.
Le parole dell'armadio
Tutina, s.f. Indumento con più bottoni a pressione di quanti ne servano a chiunque. Ne hai ricevute trenta, tutte della stessa taglia: quella che dura due settimane. La definizione è mia, sta sul foglio del Giorno 5, e non l'ha mai smentita nessuno.
Body, s.m. Parola inglese che in casa vostra non indica più un corpo ma una maglietta con la chiusura sotto. Ne avete un cassetto pieno, e ne manca sempre uno pulito.
Bavaglino, s.m. Piccolo pezzo di stoffa che protegge la maglietta sbagliata. Quella giusta, di solito, è la tua.
Calzino spaiato, loc. s.m. Stato naturale del calzino da neonato. Il compagno esiste, da qualche parte, ma ha scelto la libertà.
Borsa del cambio, loc. s.f. Borsa che contiene tutto tranne la cosa che stai cercando. Si riconosce perché pesa come una valigia e la porta sempre la persona con meno mani libere.
Fasciatoio, s.m. Oggi è il piano d'appoggio su cui si vestono e si cambiano i bambini. In origine, dice il Treccani, era un telo che si avvolgeva attorno al neonato: la parola viene da fasciare. In pratica è passata dal tessuto al mobile, come succede a molte cose in casa dopo una nascita.


Le parole dei suoni e dei gesti
Ruttino, s.m. L'unico rutto della storia accolto da un applauso. Chi lo ottiene per primo lo annuncia al resto della casa come un gol. Anche questa è mia, Giorno 15.
Vagito, s.m. Il pianto di un neonato. Viene dal latino vagitus e, in senso figurato, vuol dire anche i primi segni di qualcosa: i vagiti di un'arte, di un'idea. Nel vostro caso, i primi segni di una persona che ha parecchio da dire.
Cucù, inter. Numero di magia in cui un adulto sparisce dietro le proprie mani e ricompare tra gli applausi. Repliche previste: tutte quelle che il pubblico richiede.
Battimani, s.m. Applauso spontaneo, spesso rivolto a se stessi, per imprese come infilare un cubo in una scatola. Contagioso: in tre secondi applaudi anche tu, e non sai più perché.
Vocina, s.f. Il tono che ti esce da solo appena ti avvicini a una culla, anche se un minuto prima parlavi di bollette con voce da telegiornale. Non succede solo a te: su un foglio del calendario c'è anche la curiosità che lo racconta.


Le parole del tempo
Arretrati, s.m. pl. I fogli del calendario che non hai strappato perché avevi altro da fare. Si strappano tutti insieme, e fanno un bel rumore. Nessuno li conta, e dicono solo che la vita, intanto, andava avanti lo stesso.
Mesiversario, s.m. Il giorno che segna un mese esatto, o un certo numero di mesi, da quando è cominciato tutto. Nel primo anno arriva undici volte prima del compleanno vero. Io lo festeggio con una pagina da compilare ogni mese, senza torte obbligatorie. Da dove viene la parola, e che cosa ne pensa la Crusca, lo racconta l'articolo sul mesiversario e il suo significato.
Ora assurda, loc. s.f. Qualsiasi orario in cui, prima, nessuno ti avrebbe mai trovato sveglio o sveglia. Adesso è l'ora in cui leggi i messaggi, rispondi al telefono e ti fai un caffè con aria professionale.
Giorno 1, loc. s.m. Il giorno in cui è arrivato chi doveva arrivare. Da lì si conta tutto il resto. Per sapere a che giorno siete oggi, senza contare sulle dita, c'è lo strumento A che giorno siete?.
Le parole degli altri
Consiglio non richiesto, loc. s.m. Frase che comincia con "io ai miei tempi" o "dovresti". Arriva in coda alla cassa, in ascensore, a pranzo la domenica. Per rispondere con garbo, e senza perdere la pazienza, c'è un articolo intero sui consigli non richiesti e come rispondere.
Più avanti, avv. Formula magica che rimanda una visita senza offendere nessuno. "Grazie, le visite le facciamo più avanti." Chi vi vuole bene capisce. Come usarla bene lo racconta l'articolo su come dire "più avanti" alle visite dopo la nascita.
Lista sul frigo, loc. s.f. Elenco di cose concrete, la spesa, una lavatrice da stendere, un piatto caldo, da cui chi chiede "ti serve qualcosa?" sceglie una riga. È la risposta più utile alla domanda più gentile. Chi vuole dare una mano trova altre idee nell'articolo su come aiutare i neogenitori.
Soprannome, s.m. Il nome vero, ma più comodo. In casa ne circolano almeno cinque, uno dei quali è un verso. Il nome scritto sui documenti lo usate soprattutto dal pediatra e quando c'è da fare la voce seria.
Le parole prese in prestito
Bebè, s.m. Sinonimo affettuoso di bambino. L'italiano l'ha preso dal francese bébé, e il francese a sua volta dall'inglese baby. Una parola che ha viaggiato parecchio per arrivare in una culla.
Berceuse, s.f. Il nome francese della ninna nanna, usato anche nella musica classica. Viene da bercer, che vuol dire cullare. Se le vostre ninne nanne sono più casalinghe, ci sono quelle della tradizione nell'articolo sulle ninne nanne italiane.
E le parole vostre
Venti sono poche. Ogni casa, dopo una nascita, si inventa un dialetto tutto suo: il nome di un pupazzo storpiato, un verso che vuol dire "ancora", una parola nata da un errore e rimasta per sempre. Sono le parole che si dimenticano prima, perché a un certo punto smettono di servire.
Il consiglio è uno solo, e riguarda la carta: scrivetele. Su un quaderno, dietro uno scontrino, sul foglio dei soprannomi del calendario. Tra qualche anno farete fatica a credere di averle dette sul serio. Se vi piace l'idea di un dizionario che arriva un foglio al giorno, ne trovate 36 voci nel Calendario del Primo Anno, insieme a quiz, curiosità e pagine da compilare.
Domande frequenti
Quali sono le parole tipiche dei neogenitori?
Quelle che prima si usavano poco o niente: tutina, body, bavaglino, fasciatoio, ruttino, cucù, mesiversario, consiglio non richiesto. Ogni famiglia poi aggiunge le sue, soprattutto i soprannomi.
Da dove viene la parola bebè?
Dal francese bébé, che a sua volta viene dall'inglese baby. In italiano si usa come sinonimo affettuoso di bambino.
Che cosa vuol dire vagito?
È il pianto di un neonato. La parola viene dal latino vagitus e, in senso figurato, indica anche i primi passi di qualcosa, come i vagiti di un'arte.
Che cosa significa berceuse?
È il nome francese della ninna nanna, usato anche nella musica classica. Viene dal verbo bercer, che vuol dire cullare.
Che cos'è un mesiversario?
È il giorno che segna un mese, o un certo numero di mesi, da un evento importante. Nel primo anno di un figlio o di una figlia arriva undici volte prima del compleanno.
Questo blog parla di regali, auguri e ricordi. Non dà consigli medici né di accudimento: per quelli ci sono il pediatra e le persone che seguono la famiglia.
Fonti
- Vocabolario Treccani, vagito
- Vocabolario Treccani, bebè
- Vocabolario Treccani, berceuse
- Vocabolario Treccani, fasciatoio
Fatti controllati il 27 ottobre 2026. Se trovi un errore, scrivici: lo correggiamo.



